Grazie Cloe


Se un giorno un mio professore si fosse presentato non più come Luca ma come Cloe, io lo avrei ringraziato. Avrei preferito dieci Cloe a dieci mediocri insegnanti qualsiasi, che in modo freddo, distaccato e spesso impreparato sedevano dietro una cattedra a leggere parole a cui neppure erano più affezionati, a spiegare teorie e concetti secondo la loro memoria, a parlare di giustizia e di uguaglianza, senza nemmeno crederci più (che siamo ragazzi, non tonti).
Avrei ringraziato in modo sincero, perché se qualcosa di buono può fare la scuola è insegnare il rispetto, che passa attraverso l’esempio vero.
Avrei ringraziato Cloe per il suo coraggio, per la devozione alla sua persona e al suo essere. Avrei dedotto che non esiste un luogo adatto dove essere se stessi e uno, invece, in cui essere solo un operaio al servizio di un sistema; soprattutto che non siamo il mestiere che facciamo, ma siamo umani con annessi e connessi; essere in tutte le forme e in tutti i luoghi della propria vita, questo avrei imparato.
Sarei tornata a casa fiera di aver preso parte a questa lezione, perché quando si impara a rispettare se stessi, si sta già rispettando gli altri.
Insegnare è il mestiere più difficile al mondo, come pochi altri, ha la responsabilità di educare, non di trasmettere – che fa differenza. Educare non significa plasmare secondo la propria morale, o un’etica che sembra giusta ai nostri occhi, ma, al contrario, accettare le opinioni o fare in modo che i ragazzi abbiano consapevolezza del proprio modo di vedere la vita. Significa aiutare ad accettarsi, a crescere, e le lezioni didattiche sono solo uno dei mezzi a disposizione dei professori. Un altro è l’esempio. Un altro ancora la discussione. Ognuno con il proprio modo di agire, chi più affabile, chi meno, chi più severo, chi meno, ma ognuno si sceglie il proprio modo di fare ogni tipo di lavoro. Fare un lavoro, non essere il proprio lavoro.
Non capisco davvero quale sia lo schifo che alcuni ci vedono in questo modo di fare: avrebbe potuto evitare di farlo in modo così netto, avrebbe dovuto prima parlarne. Sì, avrebbe potuto fare a modo vostro, ma Cloe lo ha fatto a modo suo, come a modo suo spiega le leggi di Fisica, a modo suo interroga i ragazzi, a modo suo li giudica. Non nel vostro. Per il bene di chi poi avrebbe dovuto immolarsi Cloe? In nome di quei ragazzi che hanno ricevuto una delle lezioni più interessanti della loro vita, o in nome di quei genitori che adesso hanno paura? Il coraggio spaventa. Si teme perché le azioni di uno spesso contagiano molti e quindi di conseguenza si crede che questo faccia prendere coscienza e grinta a chi tacitamente, anche a 13, 15, 18 anni, soffre la stessa dinamica. Cloe si è immolata per sé, si è rispettata, ha rispettato quei ragazzi dimostrando che a essere chi crediamo non si sbaglia mai. Noi forse, lo abbiamo fatto un po’ meno e dovremmo imparare.


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