Il primo impatto che abbiamo avuto con il deserto è avvenuto di notte.
Il fuoristrada che ci accompagnava al campo base camminava sicuro tra piccole dune di sabbia e roccia e terra battuta. Ero seduta sull’ultimo sedile in fondo e avevo solo la percezione fisica di ciò che succedeva – We are dancing, mi diceva sussurrando Hammadi, al quale rispondevo con sorrisi stentati e nervosi e qualche Yes -; le nuche dei miei compagni di viaggio erano la mia visuale e in alternativa la terra che ci lasciavamo alle spalle. Gialla come quella salentina appariva la sabbia alla luce dei fanali posteriori, praticamente un’illusione.
Noi non parlavamo. Ognuno a modo suo prendeva consapevolezza di ciò che stava accadendo probabilmente. Io sicuramente non ancora. A ripensarmi in quegli attimi credo mi sentissi confusa, emozionata e stanca, ma in quei momenti solo silenzio e una sensazione di smarrimento. Dove sono? Dove sto andando? Davvero sta iniziando? Davvero sta succedendo?
Quando ci siamo fermati ho tirato un sospiro di sollievo misto a fermento. I secondi spesi ad aspettare che gli altri scendessero dall’auto mi sono sembrati eterni. Per ultima son saltata fuori e ad accogliermi il buio alle spalle e oltre le palme, il cielo immensamente stellato sopra di noi, piccole costruzioni d’argilla e un grande fuoco al centro di tutto. Lì vicino, in quel bagliore, ho realizzato che sì, c’ero dentro davvero e stavo vivendo tutto ciò che le foto delle esperienze precedenti mi avevano lasciato immaginare, ma soprattutto stavo vivendo ciò che le immagini non hanno mai potuto raccontare, quegli attimi non fotografati, quelli solo vissuti. Quelli tuoi, quelli che non ti aspetti, quelli che adesso erano miei. Sì, ero nel Sahara, ci stavo entrando. E con le mie gambe sarei andata oltre ogni mia stessa aspettativa.
E il fuoco era lì, come a dire benvenuti, come a dover prendere familiarità con il suo odore, per sentirlo amico e protettore nei giorni che sarebbero venuti. Perché ogni sera avremo goduto del suo calore, del suo colore e dell’impercettibile suono della legna che brucia. Ogni sera il fuoco sarebbe stata una certezza, l’unica luce. Sarebbe stato l’accompagnamento alle nostre voci che insieme cantavano ora Lu rusciu de lu mare, ora una canzone araba, prima un pezzo di Elisa e poi Bella ciao all’infinito. E nel mentre ci abbracciavamo, e ci coccolavamo, e ci tenevamo per mano, e rimanevamo in silenzio. Attorno al fuoco avremo consumato l’ennesimo tè, le nostre colazioni in risvegli freschi e assonnati alle luci prime del giorno; lo avremo salutato prima del cammino e ritrovato alla sera.
Il fuoco era lì per noi ed era lì ad illuminare attraverso i contorni delle nostre figure le nostre persone. A farci da ninna nanna, a prepararci al sonno… come un padre.
Attorno a quella fiamma viva, sempre nuova, ogni sera prendevo e lasciavo i miei pensieri peggiori, per farmi dolce e comprensiva, per concederlo a me stessa.
«Ho fatto il possibile, anima mia, per crescere, anche se oggi tutti mi han detto di dover iniziare ad avere solo vent’anni. Ma come posso avere solo vent’anni se la mia età è tale solo così, con questi sogni, queste speranze, le mie poche ma belle ambizioni? Come dovrebbero essere i miei pochi anni di vita, se non come in realtà sono? E sono pieni di tutto quello che il mio cuore può volere: un presente sorridente e la certezza che ciò che verrà sarà nuovo e perfetto come deve. Anima mia, sei bella, sei diventata grande partendo, ma probabilmente molto prima. E vai bene così, con i tuoi vent’anni e qualche inevitabile peso sul cuore che, giorno dopo giorno, provi a far diventare meno ingombrante, con i tuoi sorrisi mai scontati, con la tua forza e l’allegria che concedi a pochi. Vai bene così, anima mia. Davanti a questo fuoco, promettimi di rimanere.»
Dopo il cibo, dopo i canti, dopo i passi con la parvenza di un ballo, dopo i sogni, dopo l’allegria; dopo le carezze, i sospiri e i sorrisi, il calore andava spegnendosi e con lui chissà quanti pensieri, mentre la notte si consumava per preparare un nuovo imprevedibile giorno, delle nuove imprevedibili persone.