Caro amico di penna, o di social, o di piazza virtuale, o di qualsiasi categoria tu faccia parte,
dopo avermi scritto per due settimane incessantemente, giorno e notte, notte soprattutto, di quanto ti piacessi e che peccato tu fossi al nord e io al sud e non potersi vedere adesso adesso, mi hai domandato Che cos’è l’amor. Io, non essendo in grado di fare la seria soprattutto se c’è del whatsapp fra di noi, ti ho risposto “Vinicio Capossela”, provando a far girare la bottiglia dalla mia parte, pensando di aver trovato pure la risposta intelligente a una domanda che avrebbe scoraggiato il tuo romantico moto adescatore.
E tu mi hai risposto testualmente: “Ah, è il tuo ex?”
Il mio cuore si è fermato. Per un attimo ho voluto credere stessi rispondendo al gioco con altro gioco, quindi ho continuato a scherzare.
Mi sbagliavo, mi sbagliavo terribilmente tanto.
Quindi, ecco, l’amore per me può anche essere Vinicio Capossela che mi canta su una spiaggia deserta di fine giugno al chiaro di luna “Ovunque Proteggi”, ma no, non puoi essere tu l’amore che cerco. E poi, mi son detta, ho fatto bene a non iniziare con le mie elucubrazioni sull’amore, non perché non le meritassi, anzi fino a cinque minuti prima mi eri pure simpatico, ma perché probabilmente non le avresti capite. Non ti sarebbero suonate chiare, perché ancora son stonate alle mie stesse orecchie.
Ecco, caro amico social, io l’amore non so davvero cosa possa essere, non posso scrivere che fa quello o quest’altro, che significa questa cosa o ti fa provare quest’emozione. Non lo so descrivere l’amore, amico, né a te, né a me stessa.
Sono convinta, però, che quando arriva lo riconosci, anche se è scomodo perché – che ne so – avete età troppo diverse, o perché indossate entrambi la gonna o le polo. Sai che è amore perché se ti guarda non ti sta solo fissando come fanno i pesci tra di loro, ma dentro senti qualcosa che si muove, dimenticandoti dell’età o del medesimo sesso che avete. Siete voi due, i vostri occhi, le vostre anime e i vostri inevitabili due sorrisi ebeti d’amore.
Più di tutto, caro amico, avrei potuto dirti dell’amore che cerco io, di quello che fa al caso mio, che è un amore che non chiede se lo sto pensando, che è un amore che comprende che in questo gioco c’è bisogno anche della distanza di sicurezza, che non è vero che “ciò che è mio è tuo e ciò che è tuo è mio”. E poi ti sa tenere, ti sa incuriosire, ti sa coinvolgere; l’amore che dico io lascia vivere, sostiene, vuole partecipare, ma chiede prima di entrare. Sarà banale, ma l’amore non ti vuole diverso, odia i tuoi difetti, ma ti ama comunque, ti vuole libero e indipendente, ricco d’amore per te stesso. L’amore non è il più comodo rimedio alla paura di non essere capaci a rimanere soli, ma è l’intelligenza di sapersi legati, anche se con la voglia di abbandonarsi a se stessi.
Amico, che amico mai sei stato e chissà se lo sarai mai, non ti ho parlato di tutto questo casino sull’amore, perché, come vedi, sull’argomento non sei l’unico confuso.
Perdonami se poi sono sparita e non mi son fatta più sentire, ma sai, Vinicio Capossela…
Google esiste anche per questo, non solo per youporn.