Mani


Iniziavamo il nostro cammino e ciò che avremo vissuto era ancora tutto da scoprire.
Con passi svelti e falcate larghe, con il vento alle spalle che ci accompagnava favorevole, con zaini in spalla e riserva d’acqua. Con tante speranze, grammi di coraggio e follia ed eccitazione nelle gambe: dietro di noi il campo base ormai in lontananza e palme alte sempre più rare.
Poco dopo le nostre mani chiuse in un intreccio, forti le une dentro le altre, un vogliamoci bene a suggello, come monito e promessa di rispetto, di affetto e di salvezza. Insieme per un pezzo di strada per la prima volta, e da quella molte altre ancora, ad accompagnare un canto speciale, a sostenere, a dare energia come scusa per un contatto amicale.
Mani nelle mani per stringere meglio un abbraccio, mani per un tocco lieve e delicato che toccasse l’anima e carezzasse il sistema nervoso, mani per cucinare spaghetti pomodoro e tanta cipolla e mani per tenere il tempo.
Mani dentro altre mani in una corsa sfrenata verso il palmeto, nel viaggio di ritorno; intreccio di dita strette, strettissime per arrivare fino alla fine: insieme come era iniziato questo viaggio che non è sembrato finire mai.
C’è storia sul palmo di una mano, racconta chi siamo e quanta strada abbiamo percorso; si nasconde una certa energia che con magia si fa scossa sulla pelle di qualcun altro.
Un altro che non è una persona qualsiasi: ciò che si prova è la consapevolezza di essere nel posto giusto, al momento giusto e con le persone giuste.
Un’alchimia perfetta di corpi e anime: la mia sensazione ogni volta che le loro mani erano tra le mie a giocare, ad accompagnare, a volersi bene.

Sahara, maggio 2016.


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