La libertà di cui sei sostanza mi prende la mano e, se la poggio sul cuore, avverto il sangue fluire da un capo all’altro. Sangue che entra e sangue che esce, rigenerato.
Per pulirsi dal mondo bisogna attraversare l’essenza e il battito, dal cuore si deve pur passare, nonostante il dolore della pulsione, nonostante il ritmo, nonostante si corra il rischio di perdersi tra un atrio e un ventricolo alla ricerca di un’uscita d’emergenza.
Ci sono dolori che dal cuore arrivano e dolori che al cuore vanno, ma questo muscolo ne è il massimo comune divisore.
La libertà di cui sei sostanza si interrompe e mi abbraccia e mi avvolge. Dalla mente si chiede il desiderio.
Passiamo il tempo nel silenzio, a dirci tutto e a dirci niente, a non contare i minuti che passano, perché tanto non importa se fuori è già buio. Non ci stancheremo troppo in fretta di tenerci per mano. Se non fosse la vita a chiedercelo, rimarremmo lì io e te, chiusi nei nostri contatti cerebrali.
Io e la libertà di cui sei sostanza.
Dal cuore ho ricominciato a passarci, per prendere ossigeno e lasciare anidrite.
Mi concedo alla dolcezza, al sorriso e allo sguardo, ché di saper amare ci si dimentica, ma non si disimpara.
Sempre grazie alla libertà di cui sei sostanza.