Sono un temporale inesploso


Estate: caldo torrido, vento cocente sul viso basta a irritare la pelle: è sensibile. Aria pesante, aria di città, asfalto rovente, neppure l’ombra è riparo. Terra secca, natura sofferente, brezze di mare non soffiano fino a qui.
Estate: caldo torrido sono i miei pensieri, le mie emozioni. Mi affanno, ma la pressione resta bassa. Il cuore pulsa più forte se penso a qualcuno in particolare. Vento cocente sono le aspettative, i programmi e i progetti: io che di programmi non ne ho fatti mai, ma forse crescere presuppone una minima percentuale di progettualità in ogni campo. Mi irrito, ché sono sensibile. Ai cambiamenti, alle emozioni forti, ai sogni che possono diventare realtà, alle paure, alle responsabilità. L’aria sarebbe pesante dentro di me nonostante tutto, anche se fuori ci fossero solo quindici gradi. Sono nella mia persona, che è la mia città, e non trovo riparo neanche in ciò che era ombra fino a poco tempo fa. Mi idrato ma non mi rinfresco, mi paralizza l’idea di legarmi a qualcuno o soffro perché non corriamo alla stessa velocità?

Estate: afa e temperature alte, ogni telegiornale consiglia di non uscire nelle ore più calde, bere molta acqua e mangiare tanta frutta e verdura.
Estate: afa sono le mie basse emozioni, le mie aspettative sempre disattese. Si consiglia di giocare di strategia, di prendermi del tempo per me stessa, di fare ecologia di situazioni e di persone. Bere tequila, non mangiare carboidrati.

È come quando l’aria si carica di elettricità, porta agli estremi ogni emozione, il cielo si oscura, il sole si nasconde, si respira a fatica, ma in lontananza dall’alto si ode il suono di un temporale estivo. È carico d’acqua, i contadini temono la sua forza. Durerà poco e rinfrescherà la terra, l’atmosfera, l’estate, ma probabilmente danneggerà il prossimo raccolto.
Ma io sono inesplosa. Le mie lacrime bloccate, le mie paure e le mie delusioni ferme all’altezza dello stomaco, così non mangio nulla, non solo i carboidrati.
Non parlo, non scrivo, non canto, non suono, spero soltanto.
Di aprire la porta di casa e di trovarti lì fuori.
Di andare al mare adesso e nuotare.
Di non dover dire nulla, di prometterci in uno sguardo.
Di ballare, perché la vita si danza. Ogni giorno.
Di respirare aria nuova.
E di piangere, anche se ho il condotto lacrimale otturato.


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