Devo il mio nome all’istinto di mia madre, che al mio primo vagito gracchiante sentenziò: il suo nome sarà Paola. Io mi reputo soddisfatta della sua scelta, anche se alle elementari a voltarci eravamo in tre.
Essere felice del luogo in cui sono nata, invece, è una sensazione che provo a settimane alterne: orgoglio e riluttanza si confondono e non riesco ancora a capire se il mio posto è restare o partire.
Sono stata un’adolescente alquanto inquieta, incapace di desiderare veramente qualcosa e di prendere delle decisioni sensate per me stessa. Forse è anche per questo che ho scelto di essere un’insegnante.
Da giovane adulta ho cercato di raddrizzare il tiro, di rimanere fedele a me stessa, ma tentenno ancora e spesso, perché cerco di scoprirmi un po’ diversa sempre. Uguale e diversa.
Sì, cedo al sentimentalismo, ma nella vita vera prediligo la praticità.
A volte credo di essere nata con una penna in mano, perché amo la scrittura dai tempi dei temi in cui raccontare l’estate appena trascorsa a maestre e compagni. A otto anni ho scritto, stampato e rilegato una favola, che poi a sedici ho prontamente cestinato. Dopo alcuni lustri trascorsi a replicare le stesse dinamiche, scrivere e cestinare possono essere annoverate tra le mie più grandi passioni.
Non ho sempre qualcosa da dire, però questo vuole essere uno spazio aperto ai miei pensieri, alle mie emozioni, alla mia penna.
E a voi che siete qui.