Il suo nome é cancro


Le giornate possono iniziare tutte allo stesso modo e la routine proseguire tranquilla per diverso tempo. Poi ad un tratto tutto si spezza e l’equilibrio diventa precario: ti ritrovi ad intraprendere un viaggio nuovo senza possedere neppure il passaporto. Se rompi il silenzio, inevitabilmente devi ascoltare il frastuono che tale decisione comporta. Inevitabilmente riderai e piangerai di più.

Le giornate possono iniziare tutte allo stesso modo, con te che hai ancora 19 anni e credi di conoscere come va la vita, ti senti grande ma non abbastanza per delle grosse responsabilità, il minimo indispensabile per cercare di vivere gli ultimi strascichi della tua adolescenza e l’inizio di qualcosa che sogni appetibile e appetitoso.

Ma se hai deciso di rompere il silenzio, ad un certo punto ti troverai a fare i conti con decisioni e con medici, troppi medici che parlano quella lingua strana che solo loro comprendono. Inizi a prendere confidenza con le lacrime, le bugie, altri familiari vicini di degenza. Prendi confidenza con flebo, orari e compresse, con sedie a rotelle e statuette di madonne piangenti. Inizi a sentirti a tuo agio in un reparto terribile, un ospedale da cui hai sempre cercato di stare alla larga, che ti fa schifo l’odore del disinfettante, la puzza del cibo. E invece quell’odore te lo porti appresso, sfoderando sorrisi fuori, grasse risate per chi ha la faccia segnata dal dolore e dalla confusione, mentre dentro hai solo un gran caos. Prendi confidenza col dolore, lo puoi solo accettare. Il segreto é essere consapevoli, comprendere la realtà e far finta di niente.

Quindi la vita cambia dall’oggi al domani e, nel corso delle settimane, troppo repentinamente. Il tuo numero di telefono diventa quello delle emergenze e ogni squillo uno “speriamo non sia l’ospedale”. Rimani figlia e diventi madre dei tuoi genitori, abbracci tua sorella in lacrime e sai che ora siete in due a lottare. Abbracci tua madre e la consoli come faceva lei quando piangevi per qualche spavento, le parli come mai hai fatto, ma come hai imparato a pensare, cercando speranza in te stessa per darle fiducia. Guardi tuo padre lì nel letto, che ogni giorno combatte contro qualcosa che lui non conosce e condividi con lui tutte le ore che da piccola speravi e da grande condannavi.

Ho rotto il silenzio e mi ritrovo in un mare di casini, di referti, di cose da fare, di speranze e di riflessioni.

Ho rotto il silenzio, perché toccava a me fare qualcosa, comporre un unounootto.

Non siamo imbattibili, non siamo invincibili. Siamo, a volte forti, a volte deboli, a volte gloriosi, altre arrendevoli. Ma siamo, per una sola volta al mondo e l’universo vuole in questo modo: da un giorno all’altro ho scoperto che mio padre ha un cancro e lui non lo sa, piange in silenzio comunque, vuole asciugarsi le lacrime da solo respirando un’altra multifilter.

Non so perché scrivo di queste stronzate, ma odio la compassione.


7 risposte a “Il suo nome é cancro”

  1. “Ma siamo, per una sola volta al mondo e l’universo vuole in questo modo” è che spesso ci dimentichiamo che è così e perdiamo tempo dietro a cose o persone.

    scrivi perchè, per esperienza, scrivere è un modo per sfogarsi perchè certe cose fanno comunque incazzare.

  2. Non sono molto brava a scrivere.
    Vorrei solo poterti abbracciare e stringerti forte forte a me …
    Conosco molto bene che si prova … il tuo stato d’animo …
    quello che vorresti sentirti dire e quello che non vorresti ascoltare …
    cara Paoletta vorrei dirti chissà che cosa … ma non ce la faccio …
    vorrei solo avere le parole giuste ma non le trovo … Domenica non ho avuto il coraggio di avvicinarmi .. Un solo semplice e freddo Ciao con la mano. Perdonami . Ti abbraccio come non mai. Lucilla.

    • Cara Lucilla,
      é facile relazionarsi con le persone tramite lo schermo di un computer o di un telefono, ma la vita é fatta di rapporti umani reali e sinceri, nel bene o nel male. A quanto mi é parso di capire, per quanto riguarda esclusivamente me, non mi pare che tu sia in grado di relazionarti con altre persone in tranquillità, perché cambi idea dal giorno alla sera e tronchi rapporti dall’oggi al domani senza dare spiegazioni di alcun tipo. Io non ho bisogno di compassione, né di persone su cui posso contare a giorni alterni, ma di cui io possa fidarmi e fare affidamento sempre, nel bene e nel male, specialmente in questo periodo. Non posso nemmeno permettermelo, per la mia tranquillità e conseguentemente quella della mia famiglia. A volte basta anche solo uno sguardo.
      Buona vita e ogni bene, Lucilla, dal cuore. Ciao.

  3. Capisco bene quello che stai provando, sono segni indelebili anche nella migliore delle ipotesi… Non pensare al domani, al futuro, a come farai ecc. Fai giorno per giorno ciò che è necessario, poi, scrivi i tuoi pensieri per non somatizzare, ascolta la musica, leggi, prega se ti fa stare meglio. Un saluto

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